Basta segadura!
Friday, August 4th, 2006Camillo Langone è un giornalista del Foglio. Questo dice. E questo è quello che pensa anche il Comitato Uva.
“Dei criteri con cui viene scelta la Diva Bottiglia. Niente vitigni internazionali, niente cabernet chardonnay sauvignon che sono le cocacole del vino (il sauvignon puzza pure di pipì di gatto, lo sanno tutti, c’è scritto ovunque, eppure continuano a farlo e a berlo, auguri). Niente uvaggi, niente miscuglioni di uve di misteriosa provenienza, chi vuole un cocktail vada all’american bar e ordini un Negroni. Niente barrique, per quanto possibile. Purtroppo lo è di rado, il legnetto e il trucioletto lo usano quasi tutti per quasi tutti i vini, una volta si è bevuto (anzi sputato) perfino un lambrusco che sapeva di comodino fresco di restauro. La barrique è la bara del vino, non a caso le prime tre lettere sono quelle. E in queste righe si cerca di difendere la cultura della vita, oltre che della vite. Niente vini invecchiati, niente bottiglie avite e muffite, avvolte nelle ragnatele. Sempre e solo l’ultima annata disponibile. L’affinamento in bottiglia è un’invenzione dei banchieri per vivere alle spalle dei vignaioli, lucrando sugli interessi. Niente immobilizzi, niente tesaurizzazioni, niente collezioni: il vino va goduto giovane, come tante altre cose (vedi anche pezzullo sulla Bottega del Vino). Per cui, fra l’altro, nessuna puzza sotto il naso nei confronti del vino novello, che bevuto a San Martino è una vera delizia. Niente vini sotto i 4 euro, a meno che non si conoscano personalmente il produttore e la sua dirittura morale (ma anche i santi i miracoli li fanno di rado). Niente vini sopra i 40 euro, su questo siamo disposti a litigare e a rompere amicizie. In un negozio di Parma ci hanno appena mostrato una bottiglia della Tenuta di Trinoro, ultima annata disponibile, a euro 223. “Costa molto perché è molto buono”. Ma vai sai dove. Alessandro Masnaghetti, che non è un maccheronico misoneista e patriottico come l’estensore della presente rubrica, che insomma è uno a cui piacciono i bordeaux, e la barrique se la mangerebbe inzuppata al mattino nel caffelatte, sulla Guida dell’Espresso scrive che questo rosso toscano è l’ideale per chi intende il vino come trofeo da mostrare agli amici. Un po’ come quelli che vanno con le donne per raccontarlo al bar. E allora è giusto che li tosino, il prossimo anno fissino il prezzo a 446, così il vinomane masochista sarà ancora più contento. Poi ovvio che uno passi alla grappa, anzi all’acquavite di uva: c’è l’autoctonìa (il Prosecco è di Treviso o di Trieste, comunque è italiano), c’è la liberazione dall’odiato legno (è trasparente), c’è l’eterna giovinezza delle donne Nonino, insomma c’è della gran vita nell’acqua di vita.
Ue di Prosecco acquavite di uva – Nonino (Percoto UD) – tel. 0432.676331″
